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    La legge Fini-Giovanardi

    In questa pagina è descritto il percorso dal disegno di legge Fini allo "stralcio Giovanardi" che è quanto il Parlamento ha approvato con voto di fiducia nel Febbraio 2006 mentre era Capo del Governo Silvio Berlusconi  ... e quanto è successo dopo l'avvento del Governo Prodi.  Si tratta di un percorso lungo e complesso che richiede pazienza per essere ricostruito. Consiglio di leggere attentamente sia il disegno di legge Fini che lo "stralcio Giovanardi" per comprenderne le differenze  (che non sono poche!).  Con un po' di pazienza si possono anche leggere alcuni commenti sulla IV Conferenza Nazionale di Palermo, molto contestata e disertata da diverse Organizzazioni di settore ma che, effettivamente, ha visto un non trascurabile cambiamento di alcune posizioni governative che sembravano irrinunciabili. Ho cercato di riportare molte opinioni, cronache, prese di posizione ed anche miei personali punti di vista su tutta la vicenda, sperando di fare cosa utile. Seguendo tutti i link c'è veramente molto materiale.
    Chi, più semplicemente, vuole leggere la "nuova legge sulla droga" del Governo Berlusconi ... non la troverà ... perchè non esiste una nuova legge ma solo una modifica alla normativa già in vigore: questo, appunto, è lo "stralcio Giovanardi" che, quindi, integra e modifica il DPR 309/90 che, a sua volta, era un testo unico conseguente ad una modifica della Legge 685/75.
    Il DPR 309 del 1990 e la legge 685 del 1975 sono facilmente ritrovabili con un motore di ricerca Internet. Leggendoli si scoprirà, tra l'altro, una continua oscillazione tra sanzionare (amministrativamente o penalmente) o non sanzionare il consumo personale di droga che è sempre stato considerato dalla legge italiana un illecito. Nel' 75 si decise di non sanzionarlo penalmente per quantitativi di possesso pari ad una "modica quantità di droga". Il fine era facilitare l'accesso alle cure che, tuttavia, potevano essere, in alcuni casi, obbligatorie. Quindici anni dopo si decise, invece di erogare sanzioni amministrative ma anche penali sempre per lo stesso motivo: spingere i tossicomani a curarsi. Tornò la "modica quantità" sotto l'aspetto, più esplicito,  di quella che veniva definita la "dose media giornaliera" come discrimine tra consumo personale e spaccio. Tre anni dopo un referendum eliminò le sanzioni penali assieme alla "dose media giornaliera" lasciando quello che qualcuno aveva definito un “vuoto legislativo”: senza l’aggancio a quella quantità, la cui determinazione era effettuata dal Ministero della Sanità, le Forze dell’Ordine ed i Magistrati non avevano più un criterio unico, sebbene controverso, con cui determinare se le sostanze sequestrate fossero da considerare per uso personale o per spaccio. Nel 2006 ritorna una dose soglia, da definirsi nelle tabelle ministeriali, come indizio di reato penale da valutarsi assieme ad altri elementi. La situazione è ancora diversa da quanto definito prima nel 1975 e, poi nel 1990 ma, in fondo, il senso complessivo dell'azione è analogo. Anche il dibattito che circonda tutta la questione, per quanto aspro ed importante ...sa un po' di "già visto".    Il disegno di legge Fini 
    La proposta di legge Fini, ora è stata approvata unanimemente dal Consiglio dei Ministri. E’ un'unanimità difficile. I nostri Ministri, pur impegnati nel semestre di Presidenza europea, infatti,  non sembrano raccogliere le diverse posizioni che attraversano l’Europa dove, di fronte ad una diffusione sempre più preoccupante di droga, le strategie espresse dai loro colleghi appaiono molto differenziate Paese per Paese. Non sembrano, nemmeno raccogliere le diverse posizioni provenienti da importanti esponenti della loro coalizione: con l’unanimità esprimono certezza e decidere è il  compito di un Governo. Particolare è, comunque, come si è arrivati a questa proposta ed a questa unanimità che sembra ribadire uno dei problemi che hanno accompagnato la storia dell’azione antidroga in Italia. La modalità di raggiungimento delle decisioni prese conferma, infatti, il governo totalmente politico di un sistema di intervento che non riesce ad esprimere una posizione tecnica condivisa al suo interno e, probabilmente, proprio per questo motivo non è considerato un interlocutore ma solo un qualcosa che, appunto, deve essere governato dall’esterno. Si pensi, ad esempio, che esiste una consulta istituzionale degli Operatori e degli Esperti: sulla proposta di legge governativa non è stata mai sentita e sino al 13 novembre era stata riunita una sola volta tanto per sentirsi dire che siccome il Governo era impegnato nel semestre di Presidenza europea la Conferenza Nazionale sarebbe stata spostata al 2004. Proprio nello stesso giorno in cui il Consiglio dei Ministri approvava la proposta Fini la consulta veniva nuovamente convocata formalmente a Cagliari per ascoltare una Conferenza di carattere divulgativo su “Droghe, prevenzione e trattamenti: gli orientamenti europei”! Così l’espressione tecnica del sistema di intervento è stata limitata alla libera espressione sui giornali ed ai lanci di agenzia di persone che, nella maggior parte dei casi e salvo eccezioni, avevano appreso il contenuto della proposta da chi li intervistava. Conclusione: la solita confusione, il solito tentativo di fare politica con la “scienza” e viceversa e un’immagine emblematica sul Corriere: da una parte Don Gelmini (favorevole) e dall’altra Don Rigoldi (contrario). Sembra di essere tornati nei favolosi anni ’90.Purtroppo in questa logica delle parti in cui ciascuno, politico, operatore di settore, giornalista, esperto,  pensa di portare a casa ciò che può, nonostante tutto, rischiamo di perdere non solo la credibilità e la dignità dei nostri specifici ruoli ma anche il significato e l’obiettivo dell’azione complessiva che ne deriva per un motivo assolutamente banale: il mercato della droga è cambiato, probabilmente occorrerebbero nuove strategie ma ... non si è mai cercato di elaborarle costruendo un confronto ampio ed esaustivo tra competenze e discipline diverse. Ora possiamo anche decidere di combattere la diffusione delle droghe a colpi di slogan di dubbio significato tipo “bisogna uscire dalla droga senza la droga” oppure “bisogna mirare al recupero globale della persona”, possiamo anche discutere se per la comunicazione di massa sia meglio dire che le droghe sono tutte uguali o tutte diverse ma, alla fine, non dobbiamo dimenticare che dall’altra parte abbiamo un mercato forte, abile, competente, strategicamente e logisticamente molto ben organizzato che, in questo momento è vincente perché in espansione. Chi controlla questo mercato tende a due cose: diffondere i suoi prodotti (come per tutti i mercati), controllare e colonizzare la società civile anche attraverso i consumatori che occupano posti chiave nell’ambito della politica, dell’informazione e della finanza. A Milano tra i 18 e i 24 anni la maggioranza delle persone dichiara di aver già fatto uso di sostanze illecite (e non abbiamo considerato il doping): non è possibile ignorare questi dati. Il  mercato della droga ha successo visto che, ormai, si incomincia anche a rendere visibile chi è contro l’emanazione di leggi repressive non per motivi tecnici o ideali ma perché potrebbero disturbare la sua attitudine al consumo. Non è , tuttavia, questo il motivo per essere proibizionisti o antiproibizionisti. Bisogna studiare i quadri possibili di evoluzione dei fenomeni di abuso, porsi degli obiettivi, elaborare una strategia conseguente fattibile e realistica, dotarsi delle risorse e dei mezzi necessari, attuarla e verificarla nei suoi risultati. Il tutto, possibilmente, dovrebbe essere almeno parte di una strategia Europea: visto che da soli non si va da nessuna parte. Invece continuiamo a voler semplificare questioni che non sono semplici così possiamo permetterci di tutto, quasi come se risolvere il problema della diffusione di droghe richiedesse lo stesso sforzo  la stessa strategia e le medesime risorse necessarie per avere successo in un dibattito televisivo: poi succeda quello che deve succedere. Giudicare la proposta Fini non è possibile perché una legge dovrebbe essere lo strumento di una strategia e non viceversa. La strategia generale o non è chiara o è troppo semplicistica. Dire un fermo no alle droghe, a tutte le droghe, è solo apparentemente un concetto chiaro. Nello stesso giorno in cui il Vicepremier presentava il suo disegno di legge il Commissario Europeo David Byrne durante la conferenza internazionale “Tabacco, prevenzione e comunicazione”, organizzata dalla Commissione europea in collaborazione col ministero della Salute, dichiarava “Il fumo uccide 500 mila europei all' anno e i giovani sono, purtroppo, sempre più il nuovo target delle industrie, che hanno la necessità di sostituire il pubblico di fumatori che muoiono”. Intanto i giovani, e non solo loro, sembrano sempre più interessati anche all’abuso di farmaci e superalcolici: bevono per ubriacarsi, per sballare ma, facendolo, non compiono alcun reato.Così il dibattito, non su tutte le droghe ma solo su quelle definite illegali, si sposta sui milligrammi da una parte e su principi troppo generali dall’altra, sulla punizione penale  e sulla restrizione della libertà come strumenti educativi, ma non riesce ad essere convincente sia  politicamente che tecnicamente. Il livello della proposta sembra ancora troppo elementare rispetto ai problemi che si propone di affrontare e risolvere; l’opposizione, per ora, si muove più o meno sullo stesso piano. Oltre a ciò rimane il dubbio che, se l’azione repressiva si dimostrasse efficace, l’abuso di sostanze potrebbe semplicemente spostarsi verso quelle lecite che, già oggi, fanno più danni e ammazzano più gente di quelle illecite anche se nessuno pensa di vietarle rendendone la produzione, la vendita ed il possesso un reato penale. Ora il progetto di legge dovrà seguire un iter che mi auguro non sia ne breve ne facile perché si abbia il tempo di sviluppare quel confronto e quel ragionamento collettivo che sino ad ora è mancato. D'altra parte è lo stesso Fini a sostenere: "sono convinto che in Parlamento sia Forza Italia che Udc e Lega sosterranno insieme ad An questa proposta che e' innovativa, ma che può essere approfondita e che terrà conto dei suggerimenti che vengono dalla società" (Fonte ADUC). Spero soltanto che a tutti i livelli ci sia il coraggio di raccogliere la complessità della questione abuso di sostanze (illecite e lecite !). Il Governo ha avuto il merito di riportarla, almeno parzialmente, all’attenzione di un'opinione pubblica e di una classe politica che di fronte a dati e ad evidenze sempre più preoccupanti sembrava adottare la strategia dello struzzo. La risposta della società, dei tecnici di settore, del mondo della politica e dell’informazione deve innalzare il livello della discussione, non abbassarlo. Dobbiamo evitare che alla società civile ed a chi la rappresenta rimanga solo la possibilità di definire cosa è illecito e cosa non lo è ed il livello delle sanzioni (e delle alternative) applicabili ai consumatori …lasciando ai mercati il potere di decidere tutto il resto.
     

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